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Italiani, brava gente

A cura di Armando Fico

Umana, troppo Umana” la Juventus contro il Superuomo Cristiano Ronaldo, la Roma sgretolatasi al cospetto di Messi ed il suo Barcellona.

Una scoppola pesantissima

Quella dell’andata dei quarti di Champions delle squadre italiane, definita dai media “l’ennesima figuraccia del calcio nostrano, non all’altezza di quello europeo”. Tutto vero, ma anche tutto falso. Vere le conclusioni, false e totalmente sballate le premesse.

Nei momenti di difficoltà riemerge infatti l’Italietta benpensante, pronta a buttare addosso la croce a chi ha fallito (ma almeno ci ha provato mettendocela tutta) giudicando solo il risultato finale; pronta a sentenziare, ipocrita e vigliaccamente radicale com’è, soluzioni e alternative a giochi ormai fatti.

Solo così infatti possono essere lette le critiche ad Allegri, artefice di migliori risultati europei juventini dell’ultimo quinquiennio. Solo così può essere definito chi sta pretendendo un’irrispettosa, irriconoscente, insensata “rifondazione” bianconera. Solo così possono essere giudicate le critiche ad un tecnico preparato come Di Francesco.

Certo, viene da chiedersi questo popolo di indignati dove posava il suo sguardo severo allo scempio dell’elezione-dimissioni-ricandidatura di Tavecchio, ad esempio; ma è più comodo ed intellettualmente agevole discettare su una sconfitta – meglio ancora se roboante o spettacolare – piuttosto che realizzare che le cause della stessa siano altrove: un establishment composto di dirigenti impresentabili, una pletora di presidenti accattoni ed arrivisti, l’assenza di un progetto vero per il calcio italiano… giusto per dirne alcune.

Italiani, brava gente

È risaputo. Perché se si fosse vinto si sarebbe tirato avanti, perché tutto sommato va bene così. E così, in questo quadro desolante, la lezione più dura al calcio italiano non l’ha data né il Barcellona né il Real Madrid, bensì il Manchester City di Guardiola. I citizen, paradossalmente, sono l’unica squadra che dà ancora la sensazione di poter giocarsi la qualificazione nonostante il passivo di 3-0 col Liverpool. Perché? Per il valore del suo tecnico, ovviamente; ed anche per il valore dei suoi campioni… Ma soprattutto per ciò che sta dietro al dato squisitamente sportivo di un risultato. Perché vittoria e sconfitta non aggiungono né  tolgono nulla ad un progetto tecnico e tattico imponente come quello iniziato l’anno scorso a Manchester dall’allenatore catalano.

Progetto, lavoro, crescita, sviluppo, miglioramento. Tutto ciò che si auspicano, senza favorirlo, ad ogni difficoltà gli italiani. Brava gente.

A cura di Armando Fico

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