Serie A

Stramaccioni: “L’ultimo giorno a Trigoria scoppiai a piangere”

Ha parlato sulle pagine di Tuttosport, l’ex allenatore dell’Inter Andrea Stramaccioni, che ha rivelato diversi aneddoti sul suo passato. Il tecnico che si è soffermato in particolare sul suo addio alla Roma e su alcuni retroscena sulla sua esperienza nerazzurra.

Stramaccioni e il suo passaggio all’Inter

“Il mio trasferimento all’Inter è stato doloroso e piuttosto turbolento. Dopo sei anni di Roma, io romano e romanista, ero legato in modo paterno a Bruno Conti che mi aveva scovato alla Romulea. Purtroppo stava cambiando proprietà, come poi sarebbe accaduto con Moratti, con la cessione del club dalla famiglia Sensi agli americani. E io mi ritrovai chiuso perché in Primavera c’era un totem quale è ancora oggi Alberto De Rossi. Per fortuna avevo offerte da Juve, Fiorentina e soprattutto dall’Inter che già da qualche anno mi corteggiava.”

La trattativa tra Rosella Sensi e Moratti

“Da Milano arrivò una proposta importante ma, per liberarmi, fui costretto a esercitare una clausola rescissoria che avevo nel contratto. Il problema è che aveva dovuto dare l’ok proprio Moratti dopo aver parlato con Rosella Sensi visto che la trattativa stava diventando quasi un caso politico perché l’Inter non voleva che il mio passasse come uno sgarbo alla RomaIo l’ultimo giorno a Trigoria scoppiai a piangere perché uscire da quei cancelli, per uno come me, era un brutto colpo”.

Il retroscena di mercato sul suo passato nerazzurro

Fossi rimasto, avremmo giocato 4-3-3 con un tridente composto da Aubameyang, Milito e Gomez, con Palacio prima alternativa. Con il Saint-Etienne eravamo pronti a trattare, oltre ad Aubameyang, pure Guilavogui che avrebbe dato protezione alla difesa, mentre per andare a prendere il Papu, Branca era già andato a Catania ottenendo il via libera da Pulvirenti. Ho capito che sarebbe finita quando il presidente mi ha detto che la decisione non sarebbe stata più al 100% sua perché, anche a livello dirigenziale, erano già cambiate molte cose. Però credo che Moratti fino all’ultimo abbia comunque avuto il dubbio se continuare con me. Fassone però stava prendendo sempre più potere ed è ovvio che volesse un allenatore legato a lui. L’abdicazione di Moratti, in una società così patriarcale, è stato come un terremoto perché tanti che lavoravano in società erano legati a lui quasi come figli. Questo però è stato anche il segreto che ha permesso all’Inter di vincere tanto e l’ha resa unica. Come lo sono state per me quelle due stagioni a Milano“.

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