Serie A

Mazzone su Baggio: “Gli avevano fatto terra bruciata, ecco come arrivò al Brescia”

La stima incondizionata di Carlo Mazzone per Roberto Baggio ha permesso al Brescia di godersi il Divin Codino per 4 anni, gli ultimi della splendida carriera del vincitore del Pallone d’Oro nel 1993. A quasi 20 anni dall’approdo dell’attaccante alle Rondinelle a parametro zero, l’ex tecnico ha voluto ricordare com’è nata l’idea di portare il classe ’67 nel club lombardo e ha spiegato i motivi per cui un fuoriclasse del genere abbia terminato la propria carriera in una squadra che lottava per la salvezza.

Mazzone su Baggio

“Un giorno apro il giornale e leggo che la Reggina sta trattando Baggio. Telefono a Cesare Medori, un amico di Roberto, e gli chiedo: ‘Ti chiedo un piacere, chiamalo e fammi parlare con lui’. Baggio mi disse che era vero ma che non era convinto perché non voleva allontanarsi dalla famiglia. Colsi al volo l’opportunità e gli chiesi: ‘Ti piacerebbe giocare a Brescia? Roberto rispose: ‘Magari’.

Saltai nella macchina e andai nell’ufficio del presidente Corioni e gli proposi: “Perché non portiamo Baggio a Brescia?”. Corioni ci pensò un attimo e rispose: “Baggio è come il cacio sugli spaghetti”. Roberto stava allenandosi a Caldogno, con il suo preparatore personale. Mi raccontò “Dribblo il mio preparatore e davanti ho il deserto”. Questa è la storia dell’emarginazione di Roberto Baggio. Perché fu emarginato? Dicevano che era rotto. Un paio di allenatori importanti gli avevano fatto terra bruciata. Cattiverie…


Baggio USA 94


Da anni Roberto aveva un ginocchio che lo faceva tribolare, ma si curava. Si presentava agli allenamenti un’ora prima per fare fisioterapia e potenziamento ed era l’ultimo ad abbandonare il campo. E poi le partitelle con lui diventavano poesia… Che cosa ha rappresentato Baggio nella mia carriera? Mi ha reso bello il finale. Sono stato un allenatore fortunato: vivere il tramonto della mia professione con lui è stata una magnifica esperienza.

È stato difficile gestirlo? Gestire Robi è stata una passeggiata. Era silenzioso, educato, rispettoso, umile. Non ha mai fatto pesare la sua grandezza. Era un amico che mi faceva vincere la domenica. Baggio è stato uno dei più grandi calciatori italiani di sempre. Ma è stato più grande come uomo. Sì, lo posso dire: l’uomo supera il giocatore…”.

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“Un giorno apro il giornale e leggo che la Reggina sta trattando Baggio. Telefono a Cesare Medori, un amico di Roberto, una cara persona che non c’è più e gli chiedo: "Ti chiedo un piacere, chiamalo e fammi parlare con lui". Baggio mi disse che era vero ma che non era convinto perché non voleva allontanarsi dalla famiglia. Colsi al volo l’opportunità e gli chiesi: "Ti piacerebbe giocare a Brescia?". Roberto rispose: "Magari". Saltai in macchina, andai nell’ufficio del presidente Corioni e gli proposi: "Perché non portiamo Baggio a Brescia?". Corioni ci pensò un attimo e rispose: "Baggio è come il cacio sugli spaghetti". Roberto stava allenandosi a Caldogno, con il suo preparatore personale. Mi raccontò "Dribblo il mio preparatore e davanti ho il deserto". Questa è la storia dell’emarginazione di Roberto Baggio. Perché fu emarginato? Dicevano che era rotto. Un paio di allenatori importanti gli avevano fatto terra bruciata. Cattiverie… Da anni Roberto aveva un ginocchio che lo faceva tribolare, ma si curava. Si presentava agli allenamenti un’ora prima per fare fisioterapia e potenziamento ed era l’ultimo ad abbandonare il campo. E poi le partitelle con lui diventavano poesia… Che cosa ha rappresentato Baggio nella mia carriera? Mi ha reso bello il finale. Sono stato un allenatore fortunato: vivere il tramonto della mia professione con lui è stata una magnifica esperienza. È stato difficile gestirlo? Gestire Robi è stata una passeggiata. Era silenzioso, educato, rispettoso, umile. Non ha mai fatto pesare la sua grandezza. Era un amico che mi faceva vincere la domenica. Baggio è stato uno dei più grandi calciatori italiani di sempre. Ma è stato più grande come uomo. Sì, lo posso dire: l’uomo supera il giocatore…”

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Ciro D'Auria

Napoletano classe '95, laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Al di là della passione viscerale per il calcio, nutre un grande interesse per il basket e il tennis, oltre che per l'arte e il gaming.

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