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Florenzi: “Il mio momento più alto ? Il goal al Barcellona”

Alessandro Florenzi ha parlato ai microfoni di Sky Sport del gol da centrocampo al Barcellona:

“Se dobbiamo parlare di momento strettamente personale, ovviamente è quello il momento più alto. Se devo parlare di un momento della squadra ovviamente parlo della partita contro il Barcellona e contro il Liverpool. Questi sono stati momenti più importanti nella mia carriera qui a Roma. Parlo delle partite in casa, sono momenti che difficilmente scorderò”.

Oggi si parla di Ter Stegen come portiere più forti del mondo, tu gli hai segnato da centrocampo…

“Non vorrei dire una cosa diversa dalla tua, ma per me non lo è. Metto le mani avanti. Per me è Alisson. L’ho vissuto anche in allenamento. A un certo punto facevamo le partite di allenamento e finivano tutte 0-0. Vedevamo i due portieri: uno era Szczesny e uno era Alisson. Ho avuto a che fare con dei grandi portieri”.

Tornerai alla Roma?

“Sinceramente non lo so, dico la verità. Aspettiamo che finisca questo prestito”.

Una piccola parte delle persone ha cominciato a vederti in maniera diversa.

“L’ho sentito, ma non sono mai riuscito a darmi una spiegazione. Li avessi mandati a quel paese capirei di essermi messo contro qualcuno. Immagino e credo che nella mia carriera non troverò mai tifosi belli come quelli della Roma. Non so se continuerò nella Roma o le nostre strade si divideranno, ma posso dire che i tifosi della Roma sono stati sempre grandi, sono sempre nel mio cuore”.

E’ vero che hai rinunciato a una mega-offerta dell’Inter?

E’ una storia che inizia molto tempo prima, nel senso che non ho rifiutato solo l’Inter, anche altre squadre italiane. L’ultima è stata l’Inter, nel momento in cui dovevo rinnovare con la Roma, era un’offerta molto importante. Mi sentivo di fare quello che ho fatto, sapevo che non avrei avuto la stessa opportunità economica, ma le emozioni provate a Roma non me le porterà via nessuno. Mi hanno detto di scegliere con la testa, ma ho scelto col cuore e lo rifarei”.

Che rapporto avevi con alcuni giocatori che sono andati via? Hai cercato di convincerli a rimanere?

“Penso che uno possa provare a fare mille cose per far rimanere o no a giocare con la tua squadra qualcuno. In primis lo fai perché quel giocatore è forte. Ognuno ha il suo percorso e ha deciso di fare quello che si sentiva fosse meglio per la propria carriera. Il rapporto è cambiato veramente di 0 e non cambierà. Quello che hai dentro e che hai vissuto insieme a quei giocatori lo porti dentro di te per tutta la carriera. Posso solo augurare loro del bene”.

Puoi raccontare la corsa per abbracciare tua nonna?

“E’ un momento che mi tocca particolarmente. Non voglio sminuire mia nonna, lei era la prima volta che veniva a vedermi. Mio nonno era molto appassionato di calcio, ho immaginato che vicino a lei ci fossero due persone: suo marito e l’altra nonna a cui ero molto legato. Se parlo adesso di loro non mi viene molto bene, perché sono emozionato come tutti possono immaginare.

Detto questo, è venuto tutto molto spontaneo, le dissi che sarei andato ad abbracciarla e avrei fatto gol, ma in realtà non lo immaginavo neanche. Sono una persona istintiva, a volte si sbaglia e a volte si fa bene, fu un gesto istintivo fatto molto bene”.

Il soprannome “Bello de Nonna”?

“Non voglio dire cattiverie. Una cosa è stata sbagliata, perché sono stati mesi infernali per lei. Chiamate a casa, al citofono, le andavano sotto casa i giornalisti. Le avete fatto passare l’inferno. Lei aveva 85-86 anni, non era giovanissima, non è stato facile per lei”.

La rovesciata al Genoa?

“Ho sempre questa reazione quando faccio grandi gol, come se non me l’aspettassi. C’è il povero Mattia (Perin) in porta, gli ho fatto tanti gol e belli. Gli ho fatto un gol in rovesciata, uno al volo e uno partendo dalla mia metà campo. Un gol bellissimo, che rimarrà tra i miei preferiti, anche se non il mio preferito”.

Il tuo gol preferito San Siro o Barcellona?

“Nessuno dei due. E’ uno strano, ma per me importante: il gol che ho fatto contro l’Udinese“.

Quando ritorni alla Roma? (domanda di un bambino)

Addirittura quando. Allora, intanto quando ritorno a Roma ci vediamo e ti firmo la maglia, ci facciamo una foto insieme e una chiacchierata. Insieme decideremo il mio futuro, magari mi dai qualche consiglio!“.

Il rapporto con Mancini?

Ci siamo sentiti quando dovevo venire qui. Mi sono sentito con un suo collaboratore, aspettavo di andare in Nazionale a giugno”.

De Rossi diventerà un grande allenatore?

“Ho la mia idea. Secondo me diventerà fortissimo. Ha le qualità per farlo, non solo calcistiche ma anche umane. Ha personalità, dialettica, saprebbe parlare a un gruppo. Calcisticamente è un centrocampista, ma è un po’ tutto.

La frase più bella che mi ha sempre detto era se mi piacesse giocare con uno in più, perché era sia in difesa che a centrocampo. Potrà fare un grande percorso anche da allenatore. Ha la vena per farlo. Se qualcuno non gli farà la fase preventiva immagino come gli uscirà”.

Il protocollo di ripresa della Liga?

“Me gusta perché si comincia a rivedere il campo. E’ la cosa che in questo momento manca, per chi è come me. Spero che sia fatto tutto nel migliore dei modi, cercando di non avere un contraccolpo, sarebbe una catastrofe. Immagino i problemi della Serie A o della Liga, ci sono tanti soldi in ballo che potrebbero far fallire tante società, alcune squadre in B e in C potrebbero rischiare. I dilettanti sono importanti come la Serie A per quanto la vedo io”.

Giovanni De Luca

Giovanni De Luca è nato il 13 agosto 1986, vive a Celle di Bulgheria (SA) e le sue principali passioni sono: il giornalismo, la storia locale, la scrittura e la musica.

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