Serie A

Juventus, la denuncia di Agnelli: “Gli ultras ricattavano la società”

Emergono nuovi dettagli interessanti sulla vicenda che ha portato all’arresto di 12 capi ultras della Juventus in seguito alla denuncia presentata dalla stessa società bianconera. Il Corriere della Sera, infatti, ha reso note la deposizione fatta lo scorso 14 febbraio dal presidente Andrea Agnelli davanti al Pubblico Ministero di Torino Chiara Maina e alla Digos come persona informata sui fatti.

La deposizione di Agnelli dopo la denuncia agli ultras

“​In curva si entra a proprio rischio e pericolo, particolarmente nel settore centrale. ​Non saranno tutti delinquenti i tifosi della curva, ma certamente ci sono una serie di capi ultrà che hanno potenzialità delinquenziali: Toia, Grancini, Mocciola”, ha dichiarato il numero uno della Juventus riferendosi ai tre referenti degli storici gruppi dei Drughi e dei Viking.

“Nel 2018, vista l’evoluzione della situazione e in ragione della collaborazione che abbiamo sempre avuto con la polizia di Stato, abbiamo deciso in perfetto accordo con i miei collaboratori di presentare denuncia. Perché? Per lasciare prova scritta (della lotta contro questi fatti, ndr), cosa che fino al 2016 non era mai successo”, ha sottolineato Agnelli.

Il presidente, inoltre, ha svelato anche ai ricatti ricevuti dal club bianconero: “​Certamente io sono sempre stato consapevole che i gruppi ultrà, con una serie di comportamenti minacciosi e violenti, sono in grado di danneggiare e quindi ricattare la società. Siamo stati costretti ad aderire alle medesime, sapendo delle possibili conseguenze negative come cori e altre condotte, che possono comportare squalifiche o chiusura della curva​”.

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