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L’Italia scopre di essere in crisi: ma ci siete o ci fate?

L’ennesima prova opaca della Nazionale italiana di calcio torna a far discutere l’Italia sulla crisi del calcio nel nostro paese. La memoria è davvero così corta? Circa 10 mesi fa eravamo qui a disperarci per la tragedia della mancata qualificazione del Mondiale ed oggi cosa vi aspettavate? Non sapevo che nel nostro paese il problema amnesia fosse tanto diffuso.

Titoloni e commenti contro una Nazionale senza qualità, senza idee e senza gioco. Ma il problema è davvero la Nazionale di Roberto Mancini? Partiamo dal presupposto che il neo commissario tecnico non mi sembra sia ancora un Santo in grado di fare miracoli e non conosco altri tecnici in grado di farlo. La mancata qualificazione ai Mondiali di una Nazionale dovrebbe significare in automatico di non essere più una squadra di prima fascia. Probabilmente è proprio questa la realtà che non riusciamo ad accettare: non siamo più quell’Italia che primeggiava nel Mondo. Viviamo di gloria e fasti del passato, ma così facendo andrà sempre peggio.

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Cosa abbiamo fatto in questi 9 mesi, lunghi un parto ma con il dolore di un travaglio durato troppo poco e senza alcuna nascita? Sembra assurdo ma l’unica cosa che siamo riusciti a fare è stata esonerare Ventura ed  ingaggiare Mancini come nuovo commissario tecnico. Dimenticavo l’arrivo di Cristiano Ronaldo ed il ritorno di Carlo Ancelotti in Serie A che ci erano stai presentati come la rinascita del calcio italiano. Palle, si solo palle. 

Non riesco ancora a comprendere se sia un problema di vuoti di memoria, ignoranza o “malafede”, ma qualcosa di sicuro non funziona. L’Italia perde con il Portogallo ed ecco che al “bar dello sport” si riaccende la lampadina sulla crisi del calcio italiano. La colpa allora è proprio di tutti noi, nessuno escluso. I vertici del calcio italiano e le società hanno sicuramente a mio parere la responsabilità maggiore nel non essere riuscite, ed in fondo non aver voluto cambiare un bel niente. L’unica seria ed accesa discussione riguarda la ripartizione dei diritti tv, perché anche il calcio ormai si è ridotto al solo business schiacciando la passione.

Oggi leggo ancora critiche di natura tecnica sulla Nazionale italiana, ma davvero siamo ancora a questo? Riformare un calcio malato è l’unica seria priorità e ci vorrà tempo per avere i frutti sperati, ma se non iniziamo mai… allora continuate a fare chiacchiere da bar e godetevi lo scempio. 

Probabilmente la Serie A proprio in questa stagione, me lo auguro, potrebbe maggiormente ridurre il gap con gli altri top campionati europei vista la crescita esponenziale dell’ultimo anno. Considerando anche che La Liga pare sempre più in difficoltà con la perdita di giocatori del calibro di Neymar e Cristiano Ronaldo nemmeno sostituiti adeguatamente. Il problema è che per la crescita della Serie A sapete chi dobbiamo ringraziare? Proprio gli stranieri, tema di discussione sempre più delicato. Allora smettiamola ed iniziamo tutti noi dal basso (giornalisti e tifosi) a porre l’attenzione su una seria riforma del calcio italiano, inutile elencare le problematiche note.

Il timore è che se neanche la tragedia vissuta lo scorso anno e quest’estate senza l’Italia al Mondiale è riuscita a smuoverci, allora tra un pò ammaineremo bandiera bianca. Un pazzo fuori dalle regole convenzionali, lo chiamano il “Comandante” prima di emigrare in Inghilterra ha dichiarato: “Qualcuno che sa di calcio sa che questo sport è diventato un business per tutti, prima ero solo sport. Non dimenticatelo mai. Se pensate solo al business prima o poi muore tutto(Maurizio Sarri dopo Sampdoria-Napoli).

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